Durante il periodo di ferie estive, a Bellona (CE), s’incontrano e si
ospitano persone care con le quali è piacevole trascorrere i “giorni
del riposo”. Le brave padrone di casa s’impegnano ai fornelli per
la preparazione di tante leccornie, tutte apprese dalle nonne oppure dalle ricette
tipiche, poiché ogni regione produce il proprio dolce tradizionale. La
Liguria il pandolce, simile al panettone ma con l’aggiunta di semi di
anice e finocchio. In Lombardia lo zabaione inventato dal capitano di ventura
Giovanni Baglione da cui il nome con la pronuncia dialettale “Zuan bajon”
(zabaion). In Sardegna le papassinas, biscotti a forma di rombo ripieni di mandorle,
uvetta e bucce grattugiate di arance e limoni. In Toscana il panforte ricco
di frutta secca, miele, canditi, spezie e cannelle. In Sicilia la pignolata,
un dolce che si consuma durante la sera di fine d’anno. Fra i tanti dolci
merita una particolare citazione il torrone, una leccornia che piace in tutte
le latitudini. A Bellona molti sono i
dolci tradizionali
che, un tempo, le famiglie usavano scambiarsi. Fra i tanti ricordiamo: gli struffoli,
originari dell’antica Grecia, le zeppole di pasta soffice ricoperta di
miele, i guanti, la pizza sfogliata ripiena di mandorle, miele, pinoli e noci,
i mostaccioli, i rococò ed il sanguinaccio. Altra tradizione bellonese
era lo scambio dei doni tra il figlioccio ed il padrino sia esso di battesimo
che di cresima. Questo scambio avveniva il giorno di Capodanno. Un’abitudine
ormai scomparsa con l’avvento di altre assimilate da popoli che hanno
sconvolto e distrutto le nostre antiche e belle tradizioni. Dove sono finite
quelle persone che apponevano
vincoli paesaggistici
che non permettevano di deturpare l’ambiente come nacque. Le strade dovrebbero
conservare ancora le fattezze di un tempo. Eppure esistono, per fortuna, delle
località dove si scrive con l’ausilio di una piuma d’oca;
gli artigiani non conoscono l’elettricità per cui usano utensili
manuali tramandati dalla tradizione. L’unico uso dell’energia elettrica
viene fatto per illuminare le strade del paese lungo le quali si notano lampioni
in ferro battuto un tempo utilizzati per l’illuminazione a petrolio. Un
giorno a Bellona si verificava tutto ciò e, sono ancora in vita tante
testimonianze che, con la mente, si riportano a ciò che accadde nel loro
paese. Le sue antiche origini e, prima fra tutte,
la pavimentazione
delle strade fatta con basoli ricavati dal rinomato travertino di Bellona. Questa
pavimentazione è del tutto sparita. I basoli sono finiti nei cortili
di privati che, mentre in principio criticavano questo tipo di pavimentazione,
oggi ne fanno bella mostra nella loro proprietà. Altri, invece, hanno
usato i basoli di Bellona per formare il vespaio sotto la pavimentazione delle
loro abitazioni. La strada che più di tutte meritava non ricevere questo
sfregio era Via della Vittoria, oggi via 54 Martiri in memoria dei cittadini
trucidati dalla ferocia nazista. I Martiri, prima di andare al “patibolo”
percorsero detta strada fatta di basoli che meritavano essere conservati per
la memoria storica del paese. Sarebbe lungo elencare le altre offese perpetrate
al paese, ma non possiamo esimerci dal ricordare la
distruzione del viale dei platani.
Era questa una strada che percorrendola, durante l’estate, non si avvertiva
la calura né si era bagnati dalle prime piogge poiché i rami formavano
un piacevole tunnel verdeggiante. Mentre venivano abbattuti i platani ricorreva
la “festa degli alberi”. Ciò spinse un bellonese a scrivere
che: “Mentre in Italia si celebra la festa DEGLI alberi, a Bellona si
“FA, la festa AGLI alberi ”. Quando avvenivano questi scempi dove
erano quelle persone che si dicevano legate alla storia del paese? Dove erano
gli ambientalisti che spesso facevano la voce grossa dimostrando di essere forti
con i deboli e deboli con i forti? E triste riconoscere che, dove un tempo erano
i basoli oggi, purtroppo, c’è catrame mentre, lungo il viale dei
platani i confinanti la strada si sono appropriati anche dello spazio destinato
a cunette solo per guadagnare pochi centimetri di terreno. Un vergognoso clientelismo
ha permesso ciò! Un’azione indegna di chi si definisce innamorato
del proprio paese. Ritornerà, un giorno, un sindaco che farà installare
di nuovo i basoli e ripiantare i platani lungo lo stesso tratto di strada? Mentre
Bellona attende, i bellonesi, come sempre, restano a guardare! Inoltre, Bellona,
un paese fatto di storia antica e di ricordi folkloristici, avverte la lenta
ed inesorabile perdita delle sue radici. A causa degli innumerevoli scempi perpetrati
nel tempo, a discapito di tutta una comunità che vorrebbe avere la presenza
dei ricordi e delle tradizioni, s’inizia a scemare l’amore per il
proprio paese. Molti lamentano quanto capitato alla
meridiana,
l’orologio solare che, installato su una torre, faceva bella mostra di
sé in piazza Umberto I° abbattuta durante l’ultimo conflitto
mondiale. Nel ricostruirla, fu installato un moderno orologio realizzato nelle
officine della ditta Santagata di Capua. Il perfetto meccanismo che tuttora
funziona rintocca il tempo ogni quindici minuti. La moderna tecnologia ha, purtroppo,
cancellato il ricordo di una tradizione che perdurava nel tempo. La meridiana,
segnatempo da tutti conosciuto con questo nome, non ha bisogno di batterie o
di particolari meccanismi per il funzionamento, né di un addetto che
provveda alla manutenzione. E’ questa uno strumento con il quale si può
misurare lo scorrere del tempo tramite l’ombra generata dal sole e proveniente
da un bastoncino, noto come gnomone, infisso in una tavola che è collocata
su un piano oppure appesa ad una parete. Il bastoncino deve essere orientato
verso nord e inclinato in funzione della latitudine del luogo in cui si trova.
Sulla tavola sono tracciate varie linee disposte a raggiera che servono a leggere
l’ora. Il loro intervallo, in genere non costante, si calcola con formule
trigonometriche o con metodi grafici. La meridiana installata a Bellona era
del tipo più semplice: “l’equatoriale”. Questo tipo
semplice di segnatempo è tuttora realizzabile piantando un bastoncino
sottile, lungo circa 15 centimetri, al centro di una tavoletta quadrata da 20
centimetri di lato, si può bloccare il bastoncino, perché non
scivoli, usando due tappi di sughero sopra e sotto la tavoletta. Lo gnomone,
cioè il bastoncino, deve avere la punta inclinata ed orientata, con l’ausilio
di una bussola, in direzione nord in modo che punti verso la stella polare.
Il succedersi delle ore avviene con il lento movimento terrestre intorno al
sole. Il quadrante è diverso da quello degli orologi moderni. Infatti,
il numero 12, che serve ad indicare il mezzogiorno, è segnato nella parte
inferiore, ossia perpendicolarmente all’asse. La meridiana è un
segnatempo perfetto con un neo: a causa della mancanza del sole non può
segnare le ore notturne. Per quei tempi, questo “orologio” era una
grande invenzione. Purtroppo i giovani di oggi, abituati a leggere le ore su
orologi moderni dove spesso risulta scritta l’ora con dei numeri arabi
o romani, non saprebbero leggere il tempo segnato dalla meridiana. Ben farebbero
gli amministratori di tutte le città se facessero installare, in un posto
ben visibile, una meridiana!