Origini e Chiese
di Franco Falco


Spesso c'è stato chi ha scritto e affermato che le origini di Bellona risalgono a... C'e chi sostiene che il nome Bellona abbia avuto origine da "vallone" (grande valle) tutto perché in dialetto il nome Bellona suona “Fellona”, trasformando in tal modo la "B" in "V". Altri, invece, sostengono che Bellona abbia avuto tale definizione per le tante "donne belle", qui nate. Altra affermazione era quella che sosteneva l'origine del paese rifacendosi alla zona dei "veglioni' o "vigliun". Tutte affermazioni fantasiose di pseudo-studiosi che, pur di mettersi in mostra, inducevano il lettore o l'ascoltatore a creare ancora più confusione nelle loro menti. Non vogliamo atteggiarci a studiosi, qualche seria ricerca 1'abbiamo fatta. Testimonianze credibili di persone disinteressate ci hanno riferito che, in contrada Caselle, esisteva un tempietto di circa cinque metri quadri dedicato alla dea Bellona, sorella e moglie del dio Marte. In esso, a causa della mancanza di spazio, l'accesso era possibile solo al celebrante, mentre i "fedeli" assistevano ai sacrifici in onore della Dea restando nello spazio antistante. Al termine del rito pagano, i guerrieri, dopo aver inneggiato alla dea Bellona, intingevano i loro pugnali nel sangue dell'animale sacrificato. Chi scrive ebbe modo di verificare, negli anni passati, i resti del tempietto: le fondamenta ricoperte da arbusti e sterpaglie. Purtroppo quel sito fu cancellato dall'incuria di alcuni contadini, i quali, ignorando l'importanza storica, ne cancellarono ogni traccia. A sostenere ciò contribuisce anche il volume scritto da monsignore Pietro Carosone dal titolo "Passeggiate bellonesi ", conservato nella biblioteca arcivescovile di Capua. Monsignore Carosone, innamorato del nostro paese, come lo scrivente, spesso si recava a Bellona per ammirare l'amenità del luogo e visitare i siti storici. In particolare, oltre al tempietto dedicato alla dea Bellona, egli visitava le "Cammerelle delle fate", le numerose cave da dove veniva ricavato il travertino utilizzato per la costruzione di monumenti e palazzi famosi, il Monastero sul Monte Rageto.

Chi avesse dubbi sulla vetustà del nostro paese , può visitare le numerose cappelle che ancora oggi si incontrano lungo via Triflisco. Queste vanno aggiunte le cappelline dedicate: alla Madonna della Pietà, lungo via Platani, in località Pigna; alla Madonna delle Grazie in largo Santella; alla Madonna del Carmine, in via Aldo Moro, trasformata in spartitraffico; e la cappella ubicata in località Fonfillo. Inoltre, sono ancora visibili le tracce di una fortificazione sannita del IV° secolo a. C., che possono rinvenirsi sulla sommità del Monte Grande.