A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943, l'esercito italiano si sbandò
ed i militari cercarono di raggiungere le loro case. Dopo lo sbarco a Salerno
gli Alleati occuparono la pianura campana, attestandosi sulle rive del Volturno
e la Città di Bellona, occupata dai tedeschi, si trovò sotto
il fuoco dei cannoni della Va Armata Americana.
Il 6 ottobre 1943, in Via della Vittoria, oggi Via 54 Martiri, tre militari
tedeschi forzarono il portone della famiglia Romano, costringendo la Signora
Romano a dare loro del vino. I soldati, ubriachi, tentarono poi di violentare
alcune ragazze del cortile vicino, che opposero resistenza e le grida furono
avvertite dai parenti nascosti in soffitta, i quali, sfidando i soldati tedeschi
ubriachi, corsero in loro aiuto. I tedeschi spararono sui due uomini accorsi,
ferendone uno al collo; l'altro, fratello di una delle due ragazze in pericolo,
scagliò una bomba a mano sui militari: uno di essi rimase ucciso, mentre
l'altro, ferito, fu condotto, dal commilitone illeso, un graduato, al comando
ubicato nel palazzo Pezzulo, nella periferia di Bellona. E' il primo atto
di ribellione del popolo contro l'invasore tedesco. L'alba del 7 ottobre si
presentò triste e tetra ai Bellonesi, una pioggerella bagnava strade
deserte e silenziose ed il silenzio fu rotto dai cannoni degli Anglo-Americani
che avanzavano.
Alle ore sei, squadre di Nazisti bloccarono le strade della Città ed
iniziarono il rastrellamento con inaudita malvagità, catturando tutti
gli uomini ancora in giro e molti che erano nei nascondigli: vecchi, bambini
e malati non sfuggirono alla razzia! La Chiesa fu la prima ad essere perquisita,
e catturarono l'Arciprete don Andrea Rovelli, mentre celebrava la Santa Messa.
La rappresaglia continuò per tutta la Città. Gli uomini catturati,
furono raggruppati in Piazza Umberto I e condotti nella vicina Cappella di
S. Michele. Tutti ebbero un tragico presentimento, ma la presenza tra loro
dei religiosi li rincuorò e li fece sperare, pensando che sarebbero
stati condotti al lavoro. Il silenzio fu rotto dal rombo di una camionetta.
Un ufficiale entrò nella Cappella, attraversò il corridoio con
passo cadenzato e dall'altare, senza alcuna riverenza al Cristo, voltò
le spalle e disse quanto segue in tedesco: "Adesso tutti al lavoro!".
Il primo gruppo di dieci persone uscì dalla Cappella e, scortati da
due nazisti, attraversò Via Della Vittoria, raggiungendo la cava di
tufo sita alla periferia a nord della Città, al confine tra Bellona
e Vitulazio dove, dopo essere stati spinti sul ciglio, il plotone di esecuzione
eseguì, senza pietà, la condanna a morte. I corpi erano scaraventati
nella cava profonda circa 25 metri, e coperti dal terreno fatto crollare con
l’esplosione di bombe a mano. Dopo la prima esecuzione, altri dieci
seguirono la stessa sorte e così di seguito sino a raggiungere il numero
di 54 vittime.
Continuano rappresaglie ed eccidi
Nel cielo si danno battaglia aerei alleati e tedeschi, mentre le batterie
della Va Armata americana martellano a tappeto il territorio. Il Comando tedesco,
tramite il banditore comunale, ordina ai cittadini di abbandonare l'abitato.
Avviene lo sfollamento dei bellonesi diretti verso: Leporano, Camigliano e
Giano. L'Italia, intanto, dichiarava guerra alla Germania ed i tedeschi diventavano
nostri nemici. Il Capitano di Finanza Alberto Pinto, che ritornava dalla Croazia
per raggiungere la sua Caserta, mentre attraversava Piazza Umberto I, nei
pressi del palazzo di Nicola Marra, fu falciato da una raffica di mitra e
poi scaraventato in una cisterna. La sua salma fu trovata e recuperata dopo
l'occupazione americana e l'Amministrazione Comunale di Caserta ha intitolato
lo Stadio Comunale alla sua memoria, motivando la targa al fatto che egli
era stato un ex giocatore rosso-blu, della Unione Sportiva Casertana. Il figlio
del Capitano Pinto, dopo aver riportato a Caserta, dal cimitero di Bellona,
la salma del genitore, si impegnò presso il comune di Caserta, affinché
intitolassero una strada ai Martiri bellonesi. Infatti la detta strada è
nei pressi del Comando dei Vigili del Fuoco di Caserta, lungo la Via Appia.
Avvennero altre rappresaglie nelle campagne circostanti Bellona e diversi
cittadini furono trucidati e le loro salme furono trasportate, sotto gli occhi
atterriti e sgomenti della popolazione, su di un carretto al Cimitero comunale
come avvenne per i tre fratelli Cafaro, portati dal padre, all’ultima
dimora. Dal Monte Rageto i tedeschi controllavano i movimenti delle truppe
anglo-americane dalla frazione di Triflisco sino alla foce del fiume Volturno.
Il rifornimento al piccolo presidio militare era effettuato attraverso il
sentiero che da Bellona porta al Convento sul monte stesso. A tale rifornimento
era addetto un gruppo di prigionieri militari italiani. In Contrada Colla,
una parte di questo gruppo, decise di fuggire attraverso le cave di pietra,
grotte e siepi esistenti in sito. Furono, però, avvistati, accerchiati
e costretti a scavarsi una fossa e poi ivi fucilati. Le salme furono esumate,
trasportate al Cimitero comunale e successivamente i resti furono sepolti
in una tomba-monumento.
Resistenza - Battaglia del Volturno - Primi moti partigiani
I tedeschi prepararono la ritirata e squadre di guastatori fecero saltare
gli edifici. Iniziò il saccheggio ed in ogni casa furono requisiti
animali ed ogni genere di viveri. Insorsero, allora, alcuni giovani coraggiosi
che crearono un gruppo di resistenza al nemico, disinnescando molte mine,
malgrado la sorveglianza delle sentinelle tedesche. Si combatté aspramente
sulle rive del fiume Volturno, mentre gli anglo-americani cercavano di forzare
da ogni parte. Una batteria tedesca, con tiri precisi, costrinse i genieri
alleati ad un duro lavoro abbattendo un ponte di barconi che i genieri costruivano
sul Volturno, nei pressi di Capua. Fino a che un ricognitore americano, intercettata
la batteria, fece saltare in aria uomini e pezzi. Gli alleati forzarono il
Volturno a nord del Ponte Annibale, nei pressi della Fagianeria di Cirio,
occupando Piana di Chiazzo, oggi, Piana di Monte Verna. I tedeschi, in ritirata,
opponevano resistenza sul Monte Grande e, pur subendo bombardamenti aerei
e di artiglieria, fecero saltare le mine che avevano, a suo tempo poste in
Bellona, determinando la distruzione di edifici in piazza IV Novembre ed in
Piazza Umberto I° dove fu abbattuta anche la torre dell’orologio.
La Va Armata anglo-americana entrò nel paese il mattino del 17 ottobre
1943, mentre le strade erano un cumulo di macerie. Agli alleati si affiancò
un gruppo di giovani partigiani coraggiosi, guidati da un sergente paracadutista,
inseguendo i tedeschi sino alla Contrada Cesa. Dopo la guerra, su progetto
dell’ingegnere Giovanni Della Cioppa, sul luogo dell’eccidio,
fu eretta una stele commemorativa realizzata con travertino di Bellona, a
ricordo dei Martiri colpiti dalla tragedia.