Eugenio Salerno
di Franco Valeriani


Nacque a Bellona il 26 giugno 1921 ed un improvviso malore, lo tolse all’affetto dei suoi cari e degli amici il 23 luglio 1989. Frequentò l’Istituto Magistrale S. Pizzi di Capua ed ebbe come professoressa d’italiano e storia la compianta Maria Cappuccio. All’età di 18 anni conseguì, con ottimi voti, il diploma di insegnante elementare ricevendo lodi e compiacimento per l’ottima prova d’esame, da parte degli esaminatori.
Dopo il II° conflitto mondiale conseguì la laurea in Didattica. Negli anni in cui l’Italia era impegnata nel II° conflitto mondiale il giovane Eugenio fu chiamato per prestare servizio militare. Fu assegnato al reparto "Carristi“ con il grado di Sottotenente e fece parte dell’armata italiana che partecipò alla campagna di Russia. (Armir).
In Russia il giovane bellonese prese parte alla sanguinosa battaglia sul fiume Don durante la quale i nostri soldati, dopo l’onta della sconfitta, iniziarono una disastrosa ritirata attraversando immense distese di neve in un clima rigidissimo che raggiungeva i -40°. Buona parte dei nostri soldati morirono a causa dell’eccessivo freddo. Eugenio si salvò perché, fortunatamente, fu accolto in una isba (casa rustica costruita con tavole e tronchi d’albero) dove trovò ospitalità sollievo e tanta ospitalità da parte di gente russa. Era il 1945 quando Eugenio Salerno, dopo tante dolorose vicissitudini, fece ritorno a casa. Il suo improvviso ritorno a Bellona richiamò, in via Mazzini, molti bellonesi ansiosi di stringere la mano ad un loro concittadino uscito incolume dall’inferno russo. Sulla soglia del portone di casa c’erano ad attenderlo il padre Carmine, i fratelli Andrea ed Alfonso e la madre Marianna Parillo. Appena ella vide il suo adorato figlio percorrere via Mazzini, ricoperto da una divisa ridotta a brandelli, gli corse incontro facendosi largo tra la folla. I due, in lacrime, si unirono in un intenso abbraccio. “Figlio mio, sei tornato! Adesso posso morire in pace“ disse tra le lacrime la buona Marianna. Non era trascorso un anno dal ritorno del caro figlio, quando il 18 novembre 1945 un malore improvviso colpì Marianna Parillo togliendola all’affetto dei suoi cari. Il profondo dolore per la scomparsa della mamma, spinse Eugenio a scrivere: “Tu giusta, Tu pia, Tu buona, ovunque portavi la tua parola amica. Sempre con noi premurosa; d’immenso affetto esempio a tutti fosti, o mamma. Or che non sei più tra noi nei nostri cuori infondi forza coraggio e fede. E noi tuoi figli insieme con papà gelosamente serberemo il tuo sacro testamento: Amore, bontà ed onestà”. Dopo la caduta del fascismo e la fine del conflitto mondiale, cominciarono a diffondersi a Bellona, come in tutt’Italia, diverse ideologie politiche. Sorsero molti partiti politici ed Eugenio Salerno si adoperò affinchè anche Bellona avesse la sede del partito socialista italiano. Iniziò così un fermento politico che cominciò a diffondere nuove ideologie, diverse da quelle dei “signorotti“ locali che, per tanti anni, avevano “regnato“ indisturbati. Fu per opera di Eugenio Salerno se il regno dei “feudatari bellonesi“ cominciò a subire le prime avvisaglie del declino. Da molti anni i “signorotti“ amministrarono Bellona da veri despoti, lasciando il popolo nella più assoluta indigenza. Venne il giorno in cui iniziò il crollo di un dominio che sembrava immune da qualsiasi sconfitta, da qualsiasi cedimento. Molti furono i coloni che espressero voti sfavorevoli, e ciò accadde in tutta Bellona, tanto che i “despoti“ uscirono per sempre dalla scena politica fino a lasciare Bellona, un paese ormai che provava per costoro sentimenti di avversione tanto da deriderli fino all’esasperazione. Era il 1956, anno storico per la vita dei bellonesi, quando la lista della “Torre“ si affermò su quella della “Zappa“. Al termine di ogni comizio Eugenio Salerno veniva portato a spalle lungo le strade di Bellona, tra una folla osannante che vedeva in lui colui che avrebbe liberato tutti dal malgoverno, dalle prepotenze perfide e malvagie di un gruppo di individui interessati soltanto ad impinguare le loro tasche. Eugenio Salerno fu vice sindaco nell’amministrazione Sorrentino, sindaco per ben otto anni (1956- 1964) ed in seguito Consigliere Provinciale. Trascinante e coinvolgente era la sua dialettica quando, durante i comizi del periodo elettorale, invitava i bellonesi a votare contro chi era stato un “padrone spietato e dispotico“. Ritiratosi dalla vita politica, Eugenio visse i suoi giorni tra i libri preferiti e, spesso, ospite di amici affettuosi con i quali dialogava piacevolmente. In un mattino del luglio 1989, a causa di un male improvviso, Eugenio Salerno chiuse la sua vita terrena tra lo sgomento di tanti amici bellonesi, e non, e di tanti affettuosi amici che vedevano in lui il maestro, il politico, il bellonese innamorato del proprio paese natio, rispettoso dei suoi concittadini, della storia e delle tradizioni bellonesi, incline alla comprensione verso i bisognosi, tanto che, ancora oggi, c’è chi ricorda la sua umana disponibilità. E, se da parte di alcuni gli sono riconosciute delle leggerezze, comuni a tutti i mortali, non gli si può disconoscere di profondo senso di onestà che ne fece un amministratore senza alcuna macchia. Un uomo che, dopo otto anni di governo del suo paese, ritornò alla vita di tutti i giorni senza illeciti arricchimenti. Un uomo che, per non essere dimenticato, meriterebbe la dedica di una delle strade di Bellona.